Nel pieno dell’emergenza sanitaria del 2020, oltre un terzo delle aziende è stato costretto a interrompere temporaneamente le proprie attività e una piccola quota, pari al 3%, non è più riuscita a riaprire. I dati arrivano da una rilevazione effettuata tramite interviste online strutturate (CAWI) che ha coinvolto diverse realtà imprenditoriali, compreso il territorio casertano.
Dall’analisi diffusa dalla rivista Costozero emerge che il 66% delle imprese coinvolte non ha subito stop produttivi. Tuttavia, circa due aziende su tre stanno affrontando difficoltà legate soprattutto alla carenza di liquidità e al calo delle commesse. In molti casi il quadro è segnato da bilanci in perdita o da una sostanziale stagnazione. Un tema ricorrente è inoltre la debole connessione tra sistema scolastico, percorsi formativi e mondo del lavoro.
A commentare i risultati è stato Ferdinando Palumbo, segretario della UGL Caserta, che ha descritto la situazione come caratterizzata da elementi contrastanti. Secondo il rappresentante sindacale, la capacità di tenuta mostrata dal comparto industriale locale è un segnale incoraggiante, ma non sufficiente a escludere criticità future. Le principali preoccupazioni riguardano l’accesso al credito e i ritardi nei pagamenti, fattori che potrebbero incidere in modo più pesante nel medio periodo se dovessero consolidarsi.
Palumbo ha ribadito come l’industria rappresenti da sempre un pilastro dell’economia provinciale e ha sollecitato interventi mirati a sostenere l’occupazione, andando oltre la semplice assistenza emergenziale. L’attenzione mostrata da molti imprenditori verso la qualità delle competenze delle nuove generazioni, ha aggiunto, lascia intravedere un orientamento positivo verso il futuro. La sfida della formazione giovanile resta però decisiva e non ammette passi falsi.












